Biodanza


Biodanza, l'Arte di Danzare la Vita

 

“Felici di essere vivi: un sogno a portata di mano”

 Creata da Rolando Toro, psicologo e antropologo cileno, Biodanza è un cammino di trasformazione e crescita personale per elevare la qualità della propria vita.

 “Danzare la vita” è un’espressione poetica, una metafora che vuole indicarci un’altra maniera di affrontare la vita, diversa da quella a cui siamo abituati.
 

Siamo immersi in una cultura della sofferenza, corriamo il rischio di vedere le cose da una sola angolazione, sempre la stessa. Biodanza ci invita a cambiare prospettiva. Ci invita a cambiare la cultura della sofferenza in un nuovo ordine pieno di bellezza e di armonia. Sembra una cosa utopistica, ma chi ha già sperimentato il lavoro con Biodanza sa che è possibile.

Metaforicamente, la danza è la poetica di come ci muoviamo nella vita. Se ci sentiamo partecipi del suo ritmo, se ci  accordiamo al suo ritmo.

Se spieghiamo il nostro potenziale di vitalità, cioè la nostra capacità di entusiasmarci, la nostra determinazione, la nostra forza, il coraggio, la capacità di affrontare e superare gli ostacoli per realizzare i nostri sogni.
 

Se ci consentiamo di lasciar apparire la nostra sensualità e ci diamo il permesso di sviluppare tutto il nostro potenziale, oltre che a livello della vitalità, anche a livello della sessualità. Che è prima di tutto svegliare i nostri sensi e godere per tutto quello che tocchiamo, per i suoni e la musica che le nostre orecchie percepiscono, per il gusto di tutto ciò che assaporiamo, per tutti gli odori che arrivano alle nostre narici e per tutta la bellezza che captiamo con i nostri occhi.
 

Se ci dedichiamo a disegnare con pienezza il nostro cammino esistenziale, con tutta la capacità creativa che abbiamo. E se ci permettiamo di venir fuori con tutta la nostra autenticità che  urge per essere espressa, per vedere la luce.

Se consentiamo al nostro universo affettivo di dispiegarsi anch’esso in tutta la sua potenzialità; la potenzialità di dare e ricevere amore; la potenzialità di guardare l’altro, di vederlo, di riconoscerlo come parte di noi e riconoscerci come parte di lui; di saperlo ascoltare in quello che dice con e senza parole. Accogliere a braccia aperte, accogliere con un sorriso, accogliere chiunque.


L’obiettivo della Biodanza, per quanto riguarda l’affettività, è che spariscano anche i condizionamenti, gli schemi mentali, gli stereotipi, la discriminazione, il pregiudizio. E’ abbassare le difese, affinare la propria sensibilità, aprirsi all’altro, alla sua diversità vivendola come possibilità di reciproco arricchimento.

 

Il quinto potenziale è la consapevolezza della meraviglia della vita, oltre che della sua preziosità, magnificenza e splendore. E soprattutto che di questo splendore, di questa magnificenza, di questa preziosità ognuno di noi è parte integrante: il senso di unità  della vita, come una rete che comprende tutti e tutto, come un oceano di pulsazioni dove niente e nessuno è staccato dal tutto. Solo un concetto di sacralità di tutto l’ambiente che ci circonda può garantire l’evoluzione che non potrà più essere individuale, o di una specie, ma dovrà essere universale. Per cui uno dei nostri compiti consisterà nel preservare la vita, nel proteggerla, nel curarla e, come dice Biodanza, nel “creare più vita dentro la vita”.

 

 Danzare la vita è anche l’integrazione fra il pensare e il sentire la coerenza fra il sentire e il fare. Il pensare, l’attività dovuta alla parte corticale del nostro cervello, è qualcosa che avvertiamo sempre. Ma c’è un’altra cosa che c’è sempre e noi non l’avvertiamo, perché troppo immersi nel pensiero, ed è il “sentire”, che è percepire, oltre che con i cinque sensi, anche l’altro che c’è dentro di noi, e cioè le nostre emozioni: la nostra gioia, la nostra sofferenza, la nostra serenità, il nostro disagio, la felicità, la paura, l’estasi, ma anche l’inferno, la rabbia; e la tenerezza e il furore, e la sensualità e la passione, e così via, tutto il nostro mondo emozionale, che spesso è rimosso e imprigionato. L’emozione sentita, vissuta, nel “qui e ora”, genera il movimento e col movimento realizziamo l’unità biopsichica, la seconda integrazione: quella del “sentire” e del “fare”. Cioè accordare, per quanto è possibile, le nostre azioni con il nostro sentire.

 

 Danzare la vita e creare armonia è anche integrare tutte le nostre eventuali parti scisse. La razionalità e l’affettività; l’affettività e la sessualità; il nostro maschile e il nostro femminile, il soggettivo e l’oggettivo,  l’interiore e l’esteriore, il personale e il sociale, l’uomo e la natura, ecc.   Secondo   Biodanza    l’armonia  sta  nell’unità,  pur  con   la meravigliosa ricchezza dell’individualità. Come un’orchestra formata da tanti strumenti diversi tra loro che insieme  realizzano una musica stupenda. Un verso di Rolando Toro dice: “Nel girasole dell’armonia tutti siamo Uno”.

 

E ancora, danzare la vita è osare, rischiare, sfidarsi con coraggio, per rompere con i vecchi schemi, con i condizionamenti socio-culturali, familiari, ambientali; e sostituirli con nuovi messaggi di tenerezza, di accoglienza, di gioia, a livello cellulare, in quello che Rolando Toro ha chiamato inconscio cellulare o Inconscio Vitale.

 

Danzare la vita è risvegliare dentro di noi questa funzione arcaica di connessione con la vita. Connessione che si manifesta a tre livelli: con se stessi, con l’altro, con l’universo.

Nella vivencia di connessione con se stesso si prova la gioia profonda che nasce dalla coscienza di essere vivo e di essere unico. Già col nascere abbiamo vinto su miliardi di possibilità. Nella connessione con l’altro due identità differenti si trasformano in una identità maggiore. Si supera lo stato di dualità e si stabilisce il flusso e il riflusso dell’energia vitale. La connessione con l’universo ci mette in relazione con il tutto. Si vive l’esperienza di fluire nella totalità cosmica, di abbandonarsi alla pulsazione originaria della vita. E’ l’esperienza affascinante di sentirsi parte del tutto, di ritrovare il contatto originario con la natura, con le piante, con gli animali, con l’universo intero.

 

Danzare la vita è puntare sul positivo, per rinforzarlo e aumentarlo. E’ una delle peculiarità di Biodanza: non curarsi del sintomo, bensì lavorare sulla parte sana, sulla parte luminosa anziché sul buio.

 

E’ ritrovare la nostra capacità istintiva nei confronti di cosa ci “nutre” e di cosa ci “intossica”, e avere poi il coraggio di andare in una direzione e allontanarci dall’altra.

 

Danzare la vita è riscattare il proprio piacere, è trovare il coraggio di esprimersi aprendo le porte della creatività, è realizzare l’incontro profondo con la nostra identità.
 

Danzare la vita è sentire ed esprimere gratitudine per tutto quello che di buono e di bello c’è nella nostra vita, invece di centrarci sempre su quello che manca. Per tutto quello che la vita ci offre e che sta a noi darci il permesso e il coraggio di cogliere. Per Biodanza, quando ci apriamo alla dimensione del dono, dalla vita a noi e da noi alla vita, ci avviciniamo “pericolosamente” alla felicità.

1 Rolando Toro
2 Come si pratica la Biodanza
3 La Vivencia
 

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