Cosa è e cosa non è la Biodanza. PDF Stampa E-mail

Biodanza è un sistema teorico-pratico messo a punto dal Prof Rolando Toro. Ha come scopo la realizzazione di un cammino di crescita personale per fare della propria vita “una piccola grande opera d’arte” (R. Toro).
 
Il sistema viene applicato in sessioni che hanno una loro struttura in forma gestaltica: un inizio, uno svolgimento, diverso per ogni tema che si vuole affrontare, e una chiusura; senza questo non possiamo dire di fare Biodanza.
 
Quindi i singoli esercizi non sono Biodanza.
 
Biodanza ha una sua parte teorica, che si rifà al modello teorico-scientifico di Rolando Toro e che fa parte integrante di ogni sessione di Biodanza, e una parte vivenziale. Non esiste Biodanza senza parte teorica. Il Modello Teorico di Biodanza ha basi scientifiche, filosofiche, biologiche, fisiologiche, etologiche, sociologiche, antropologiche, in accordo con le più avanzate tendenze del mondo della scienza moderna.
 
Non esiste Biodanza individuale: Biodanza crede nella rete, nell’unità, nella interrelazione di tutto quanto esiste e, nella realtà quotidiana, in una crescita che avviene in tutta questa interrelazione. Nelle aule di Biodanza avviene insieme alle persone che partecipano alle sessioni. Quando è possibile usufruiamo degli elementi acqua calda, argilla, l’ambiente naturale, ecc.
 
Biodanza è un percorso terapeutico non chiamato tale per via del fatto che il concetto di terapia per Biodanza non parte dai sintomi ma dalla parte sana.
 
La diagnosi in Biodanza si fa attraverso la lettura del movimento di una persona, della sua postura, del suo tono, di tutto il suo comportamento non verbale, piuttosto che con colloqui.
 
In Biodanza non si danno interpretazioni. Il gruppo di Biodanza non è un sistema di elaborazione analitico-verbale dei sintomi, è un catalizzatore di processi integrativi per ristabilire l’unità in tutti i sensi.
 
Biodanza non è un’“attività corporea”, in quanto agisce a 360 gradi, compreso il livello corporeo, ma lavora anche a livello esistenziale, oltre che a livello inconscio.
 
La Biodanza lavora con l’Inconscio Vitale o Inconscio Cellulare, che ingloba l’Inconscio Personale e quello Collettivo; attraverso le soglie dissipative si passa dall’uno all’altro, per arrivare fino a quel luogo dove ancora non hanno avuto inizio i condizionamenti culturali, lì dove la vita è ancora armonia, nel punto iniziale in cui l’essere vivente si manifesta.
 
La Biodanza usa come mezzo di lavoro il movimento, linguaggio universale, e la musica, anch’essa linguaggio universale capace di bypassare la nostra parte razionale e arrivare direttamente all’emozione; il terzo elemento della triade metodologica è proprio l’espressione di emozioni salutari per entrare nello stato di “vivenzia”, stato che ci fa contattare l’Inconscio Vitale, lì dove si va a cambiare il messaggio.
 
In Biodanza ogni gesto e ogni movimento proposto hanno un significato. Si comprende quindi l’importanza di un conduttore qualificato nel proporre gli esercizi di Biodanza.*  E gli esercizi non sono un fine bensì un mezzo.
 
La Biodanza non è una “tecnica non verbale”. Oltre alla parte teorica, che prevede la partecipazione delle persone del gruppo, esiste un certo numero di esercizi in cui c’è l’uso della parola, la parola emozionata.
 
La sessione di Biodanza va fatta in un ambiente ben preciso, non è possibile farla in uno spazio che non sia adatto anche alla preziosità del lavoro. Lo spazio deve essere accogliente, caldo, confortevole, privo di specchi o di oggetti vari che favorirebbero l’attivazione della parte razionale durante il tempo dedicato alla parte vivenziale.
 
La metodologia di Biodanza è sistemica, cioè la sua azione è coerente con una visione sistemica della vita. Fa riferimento a concetti quali interrelazione fra un gran numero di variabili, organizzazione, totalità, integrazione, superamento dell’opposizione, unificazione, pensiero complesso.
 

Biodanza ha applicazioni ed estensioni che la rendono applicabile a qualsiasi situazione della vita. Si lavora con bambini, adolescenti, adulti, anziani, con il maschile, con il femminile, con le coppie, con la famiglia, con la preparazione al parto, con l’handicap sia fisico che psichico. Si può lavorare in acqua, con l’argilla; con disturbi motori, della sessualità, con persone affette dal morbo di Parkinson, dal morbo di Altzeimer, nelle scuole, negli ospedali, nelle fabbriche, nelle aziende, ecc.
 
Biodanza ha una sua gradualità e una imprescindibile progressività, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto del contatto. Rispetta assolutamente la crescita di ogni persona senza imporre mai quello che la persona non è ancora pronta a fare. Esercizi più affettivi, di contatto o regressivi vanno sempre preceduti da esercizi preparatori, per ottenere l’abbassamento dei meccanismi di difesa e quindi favorirne l’efficacia.

 

    

       



*Per conseguire il Diploma di Operatore di Biodanza gli allievi seguono una rigorosa formazione che comprende la frequenza di un corso settimanale fino al conseguimento del diploma, la frequenza di 27 stages che toccano tutti gli argomenti teorici della Biodanza. Le eventuali ore di assenza, che vanno comunque giustificate, vanno tutte recuperate. Per ogni stage frequentato gli allievi devono presentare una tesina.

Partecipano a gruppi di studio e incontri metodologici. Hanno l’obbligo di assistere a delle conferenze su argomenti attinenti alla Biodanza. Alla fine dei 27 stages ricevono l’autorizzazione al tirocinio. Devono costituire un gruppo e condurre un corso settimanale, durante il quale l’insegnante segue il loro lavoro per almeno otto incontri non successivi l’uno all’altro, in quanto uno degli elementi della supervisione consiste nel verificare la crescita del gruppo che conducono, oltre alla verifica della preparazione teorica, della coerenza della sessione preparata, della presentazione degli esercizi, della loro dimostrazione, delle musiche usate, della qualità della fonte sonora, del confort dell’ambiente. Di ogni partecipante al gruppo gli allievi tirocinanti hanno una scheda con la situazione di partenza e con gli appunti sul suo percorso.

Alla fine del tirocinio devono presentare una monografia teorica su uno degli argomenti della Biodanza, o teorico-pratica sul percorso con il proprio gruppo di tirocinio e con elementi teorici della Biodanza. La monografia verrà presentata e commentata durante una cerimonia alla presenza della direttrice della scuola e di almeno due insegnanti didatta. Dopo di che riceveranno il titolo di Operatori di Biodanza.

.Dopo il diploma hanno la possibilità di specializzarsi nelle varie estensioni e applicazioni della Biodanza nelle quali può lavorare solo chi ha conseguito la relativa specializzazione. Possono anche specializzarsi come didatti per poter insegnare nelle scuole di formazione cosa che non possono fare se non hanno il titolo. E’ prevista anche una formazione permanente con approfondimenti  sia metodologici che su argomenti vari, teorici e vivenziali, della Biodanza.
 
 

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