Biodanza nella Scuola PDF Stampa E-mail

Non insegnate ai bambini

Semmai insegnategli la magia della

Vita.

Stategli sempre vicino,

la cosa importante è l’amore

il resto è niente.

 

Affinché la vita dell’uomo si sviluppi nell’amore, la scuola ha una grande responsabilità e Biodanza nella scuola ha un effetto preventivo di estrema importanza. L’essere umano sta male, i nostri bambini, i nostri adolescenti, i nostri giovani stanno male. Violenza, “fuga dall’apprendimento”, abuso di droghe, avversione allo studio, sono cose che ci dimostrano come l’attuale sistema educativo non funzioni, come sia assolutamente incoerente, in quanto non produce gioia, entusiasmo e voglia di vivere. Dobbiamo far sì che nelle istituzioni educative i bambini, gli adolescenti, i giovani possano crescere e diventare uomini e donne nuovi che sanno amare se stessi, i loro simili, tutte le creature viventi e la terra tutta.

 

La scuola può fare molto per cambiare l’atteggiamento dell’uomo, può fare molto per cambiare questo inquietante scenario di morte e distruzione che viviamo in questo momento storico, per non parlare dei precedenti.

 

A proposito di cambiamento, sono tante le cose che dovrebbero cambiare. A partire dalle strutture fisiche dei luoghi dedicati all’educazione: l’architettura degli edifici destinati alla scuola è spesso quanto di più anonimo sia possibile. Senza nessuna attenzione all’estetica. Invece una scuola dovrebbe essere bella, dovrebbe già svegliare il senso artistico.

 

Dovrebbe essere circondata dal verde: piante e fiori in abbondanza, alla cui cura e crescita dovrebbero provvedere gli allievi. Dovrebbero essere presenti gli animali, in una interrelazione costante con gli allievi, che dovrebbero prendersi cura di loro e provvedere alla loro crescita e al loro benessere.

 

E ancora dovrebbe essere presente l’acqua, come elemento naturale, sotto forma di piscina, di laghetto, di fontane, ecc. Non dovrebbe mancare la sabbia, non dovrebbero mancare i giochi, non dovrebbe mancare la possibilità di vivere e fare esperienze quanto più è possibile all’aria aperta. Guardare il cielo, scoprirlo, anche con esperienze notturne. La scuola dovrebbe aiutare a uscire dagli schemi, a rompere i condizionamenti, per aprire la mente al “possibile”. Si può andare a scuola, qualche volta, anche di notte.

   

Dovrebbero essere presenti le biblioteche con la loro inesauribile ricchezza, piuttosto che i “libri di testo”, spesso limitati e limitanti. Non dovrebbe mancare mai la musica, come fonte infinita di emozioni, di bellezza e arte.

 

Gli allievi dovrebbero avere a disposizione i materiali più vari e disparati per nutrire la propria curiosità e per esercitare la propria creatività: materiali per dipingere (matite, pennarelli, tempera, gessetti, colori a cera, colori a dita, ecc); materiali per manipolare (plastilina, argilla, carta, stoffa, materiale di recupero, ecc.); dovrebbero avere la possibilità di fare animazione, di danzare, di cantare, di inventare storie, di drammatizzarle, di fare teatro, di fare cinema, di vedere film, ecc.

 

Dovrebbero essere previste visite, gite, escursioni, al mare, ai laghi, nei boschi, in montagna, ecc. E tutto questo non come attività complementari, bensì come attività del percorso educativo , che non deve limitarsi al rapporto con il libro, ma che deve partire dalla vita, come dice Biodanza, dalla connessione alla vita e a tutte le sue manifestazioni.

 

Quindi non si dovrebbe essere costretti, come spesso accade, a stare cinque ore chiusi in un’aula, in molti casi simile a una cella. Gli spazi dovrebbero essere aperti, le aule aperte; non dovrebbe mancare il contatto con la terra, cioè la possibilità di stare a contatto con il suolo, fare delle attività per terra.

 

Dovrebbe esistere la possibilità di interagire, di scambiare, di dialogare, di interrelazionarsi. Non esisterebbe più il “problema” dei superdotati o degli ipodotati, problema legato al non capire che nella scuola non tutto va bene per tutti e che ogni essere umano deve essere aiutato a cercare e sviluppare le proprie inclinazioni, deve avere la libertà di dedicarsi a quello che lo interessa di più.  Inoltre oggi sappiamo che non esiste un solo tipo di intelligenza in base al quale classificare le persone. Ne esistono diversi e ognuno deve scoprire e alimentare il suo, senza giudizi da parte di nessuno.

 

Dovrebbero essere aboliti gli esami e cambiati i programmi delle scuole. Dovrebbe cambiare quindi anche la formazione di chi si occupa dell’educazione, perché si modifichi l’atteggiamento degli insegnanti, i quali dovrebbero naturalmente trattare gli studenti con fiducia incondizionata e con caloroso rispetto, invece di limitarsi a riversare dall’alto le conoscenze su di loro o peggio a giudicarli, squalificarli, mortificarli, punirli. “Quando stiamo squalificando un bambino, ma anche un giovane o una persona adulta, è come se stessimo lanciando una bomba atomica; quando mettiamo un voto al disegno di un bambino, stiamo contribuendo a un disegno apocalittico”. (R. Toro).

 

Nella scuola i bambini, gli adolescenti, i giovani dovrebbero trovarsi a contatto diretto con la natura, la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria pura; con le piante, i fiori, i frutti; con gli animali; con il canto e la danza; con la preparazione degli alimenti; con l’osservazione e la protezione della natura.

 

Dovrebbero essere soddisfatte le necessità naturali di movimento. Nella scuola si dovrebbe assistere al miracolo del seme che si apre, della pianta che cresce; si dovrebbe assistere al miracolo della nascita di un animale. Si dovrebbe conoscere prima di tutto l’ambiente in cui si vive, sia geografico che umano.

 

Infine non si dovrebbe dimenticare il concetto di “ambiente arricchente”, concetto sostenuto anche da Rita Levi Montalcini e secondo il quale Il potenziale di un essere umano non si esprime se l’ambiente non lo stimola sotto tutti i punti di vista, compreso quello affettivo; è importante che gli allievi nella scuola, soprattutto i bambini, possano nutrirsi di amore, di contatto, di abbracci, di baci. “Quando abbracciamo un compagno stiamo abbracciando l’umanità” (R. Toro). L’affettività è totalmente bloccata dai valori odierni. Il piacere intellettuale, l’estasi poetica, la passione scientifica, la fecondità creatrice e il dialogo critico incantatore sorgono da un contesto affettivo.

 

Per essere felici e dare il meglio, l’amore dell’insegnante è l'eco-fattore più potente. L'allievo nella scuola deve sentirsi visto, ascoltato, considerato, conosciuto, accolto, sostenuto, incoraggiato, qualificato, lodato, riempito di gioia e d’amore. 

 

Questo è un intervento forte nella trasformazione del mondo, è trasmettere la sacralità dell’atto di vivere. Negare la sacralità della vita è una psicosi collettiva che ha come conseguenze negative la guerra, la droga, la tortura, i maltrattamenti, la sopraffazione, l’inquinamento, ecc. 

 

La scuola dovrebbe essere una fucina di vitalità, di creatività, di amore, di trascendenza e di infinito piacere di vivere, il tutto come accesso alla bellezza, all’armonia e alla gioia. La nostra vita merita di essere vissuta nelle migliori condizioni. Il fine dell’educazione dovrebbe quindi essere: imparare ad essere felici, che non è raggiungere il successo, né essere un vincitore, che sono cose parziali. Il vero successo è amare ed essere amati, stare in armonia e comunione con altre persone e scoprire la bellezza che è negli altri.

La scuola dovrebbe avere la forma di “Scuola Universo” con cui realizzare amore, gioia, collaborazione, aiuto reciproco. La scuola dovrebbe creare le condizioni per esprimere i propri potenziali, dare al mondo le nostre potenzialità e una felicità straordinaria, il dono più grande che possiamo fare agli altri. La scuola dovrebbe essere un laboratorio di vita, un percorso rivoluzionario e affascinante, un contenitore e contemporaneamente una matrice di musica, di movimento e di emozioni. Nella scuola si dovrebbe fare il pieno di eco-fattori positivi, ci si dovrebbe fare delle overdoses d’amore.

 

Se c’è un punto dove poter cominciare un’autentica rivoluzione, questo deve essere nelle scuole, di ogni ordine e grado, e nelle università, per coltivare la potenza creativa e lo sviluppo di esseri umani pieni di entusiasmo e felici.

 

A proposito di felicità: così come il fine di ogni esistenza è la felicità, allo stesso modo la finalità ultima dei processi educativi dovrebbe essere la felicità. Gli insegnanti dovrebbero avere il coraggio di scriverlo nelle  programmazioni. In genere si parla di “obiettivi cognitivi”, “competenze”, “pieno sviluppo della personalità” in quanto sembrano mete più prossime. Con Biodanza nella scuola l'obiettivo è cambiare il senso della vita intesa come sacrificio in un nuovo ordine pieno di bellezza, di armonia, di amore e di gioia di vivere.

 

Il mondo può essere felice se cominciamo a far qualcosa nella nostra vita e nella scuola. Dobbiamo far sì che l’idea di felicità trovi spazio nel progetto educativo della scuola. E questo non come qualcosa che dovrà venire nel futuro, ma che si deve realizzare nel presente. La formazione dovrebbe essere intesa come un’esperienza in sé felice e le scuole dovrebbero essere luoghi ideali in cui vivere e imparare con gioia.

 

Biodanza nella scuola aiuta a centrarsi sull’apertura del cuore, piuttosto che sul ripiegamento del cuore su se stesso; sull’intelligenza del cuore; sull’importanza della relazione d’amore fra le persone per la realizzazione di felicità. Relazione d’amore che è andare oltre le differenze ed eliminare le discriminazioni di qualunque tipo. Il lavoro di Biodanza fa sì che tutto ciò possa diventare uno “status”, un’abitudine di vita: l’affettività e l’amore come abitudini di vita.

 

Il lavoro con Biodanza fa diventare la scuola uno spazio dove la vita viene curata, protetta, amata, onorata; dove scopriamo e cerchiamo di potenziare la bellezza, l'amonia, la luce, la gioia, con la speranza di ridurre il buio, la violenza, la distruttività e trasformarli in energia per "creare più vita dentro la vita" (R. Toro).

 

 

Preghiera dell’Insegnante.

 

                                                              Fa che io sia più madre di una madre

                                                              nel mio amore e nella difesa del bambino

                                                              che non è sangue del mio sangue.

                                                              Aiutami affinchè ognuno

                                                              dei “miei” bambini

                                                              diventi la poesia migliore.

                                                               E nel giorno in cui non canteranno più

                                                               le mie labbra,

                                                               lascia dentro di lui o di lei

                                                               la più melodiosa delle melodie.

 

                                                                                   Gabriela Mistral (Insegnante cilena 1889-1957)

Condividilo adesso con i tuoi amici...