Parkinson e Alzheimer PDF Stampa E-mail

Utilizzare la Biodanza come intervento riabilitativo per persone con Parkinson o Alzheimer è derivata dall'applicazione pluriennale della terapia "senso-motoria" e quella "emotivo-espressiva" nel lavoro con pazienti autistici, Down e con insufficienti mentali. I risultati ottenuti sono stati tanto importanti che si è pensato di estendere l'ambito del lavoro con Biodanza.

 

L'uso di musiche specificamente scelte per ogni esercizio, la possibilità di evocare intense emozioni e di mettere in atto atteggiamenti affettivi, l'alternanza di momenti di rilassamento regressivo con altri di consistente stimolazione, la possibilità di evocare desideri e fantasie, la ricchezza dei movimenti e, soprattutto, la valorizzazione del Sè e il recupero del senso di essere e di esistere come soggetto e come soggetto relazionale, sono tutti motivi che hanno spinto alla scelta metodologica per tentare una riabilitazione dei pazienti Alzheimer e parkinsoniani.

 

Biodanza e Morbo di Parkinson.

 

La riabilitazione con i malati di Parkinson è basata su esercizi ordinati dal "di dentro" e stimolati da un bisogno emozionale. I movimenti che la persona realizza durante la sessione sono comportamenti organici, complessi, che facilitano l'integrazione affettivo-motoria del paziente, stimolando l'allegria e il ritmo con movimenti semplici di coordinazione o per mezzo di danze con altre persone.

 

Attraverso certi esercizi la persona colpita dal morbo di Parkinson esprime una diversità di emozioni. La sfida a muoversi in attività di gruppo lo stimola a realizzare movimenti di unione interpersonale. Le danze ritmiche alzano l'umore consentendo di superare transitoriamente lo stato depressivo. Dopo un certo tempo si stabilizza l'umore a livelli più elevati.

 

Gli esercizi di fluidità eliminano progressivamente l'ipertono da cui sono affetti. Le emozioni di allegria e affettività attivano i centri motori superando la tendenza all'acinesia. Realizzare una danza semplice esige il cambiamento degli schemi motori. I vari impulsi di adattamento ad ogni movimento della danza comportano una complessità molto superiore ai semplici esercizi meccanici.

 

Infine il contatto affettivo nel gruppo ristabilisce la comunicazione e fortifica la coscienza e la propria identità, minacciata gravemente dalla malattia. La fiducia in se stessi e l'autostima aumentano con la progressiva autonomia nel movimento.

 

Sono stati osservati sorprendenti casi di riabilitazione di ammalati parkinsoniani attraverso la Biodanza. L'ipotesi più attendibile è relazionata alla medicina psicosomatica, che ha una concezione unitaria dell'organismo umano secondo la quale lo psichico e il somatico fomano un'unica struttura sistemica.

 

Stimoli nuovi di carattere motorio, indotti attraverso emozioni, cambiano i livelli di risposta del sistema nervoso e alterano la produzione dei neurotrasmettitori. Questi stimoli nuovi possono generare circuiti nervosi collaterali che si rinforzano progressivamente per retroalimentazione, stabilendo schemi nuovi di motricità. I circuiti neurochimici, indotti attraverso le emozioni e nuovi comportamenti motori, possono restaurare le funzioni psicomotorie globali.

 

 
Biodanza e Morbo di Alzheimer.

 

Risultati soddisfacenti sono stati ottenuti anche nel lavoro di Biodanza con persone affette da Alzheimer. I pazienti non hanno particolari difficoltà a comprendere le indicazioni per l'esecuzione degli esercizi, anche perchè non vengono solo verbalizzate, ma anche spiegate con la mimica e con l'esempio. C'è da aggiungere che il rapporto tra operatori e pazienti è di uno a uno e avviene, così come per i pazienti con Morbo di Parkinson, in collaborazione con un neurologo e uno psichiatra.

 

La necessità di contare su un così alto numero di conduttori è necessario non solo per motivi di contenimento, ma anche per esercitare quell'azione di "accoglimento" e di "accudimento affettuoso"  che sono caratteristiche fondamentali di approccio.

 

Le osservazioni su questo tipo di lavoro hanno evidenziato la riduzione, a volte la scomparsa, di una emotività esplosiva. L'incontro con gli operatori diventa un momento di grande ricchezza emotivo-affettiva. Si verifica un affievolimento della tensione, dell'ansia e dell'insofferenza agli stimoli dell'ambiente.

 

E' molto importante vedere come molti pazienti diventino più elastici nei movimenti e come riescano a compiere gesti complessi con naturalezza. Avviene un passaggio da un impaccio motorio a un'elaborazione del movimento utilizzato sempre più come mezzo espressivo.

 

Una cosa toccante è vedere questi pazienti recuperare il piacere di abbracciare un'altra persona, stabilire un contatto visivo, fisico ed emozionale, cosa che consentirà di ricomporre circuiti in strutture "marcate" dalla malattia.

 

Insieme al recupero di un'immagine di sè, la Biodanza insiste sull'obiettivo di recuperare il meccanismo dell'iniziativa, in quanto affettività, volontà e iniziativa sono attività psichiche interconnesse, così quando si vede il recupero dell'iniziativa si può pensare che tutto l'apparato psico-mentale si stia attivando.

 

Si verifica anche un recupero dell'umorismo, della mimica, della resistenza allo sforzo, delle capacità mnestiche e dell'espressività motoria. Quest'ultima è uno degli obiettivi principali della Biodanza con pazienti affetti da Alzheimer in quanto è fondamentale per la ristrutturazione dell'Io.

 

Il miglioramento più evidente è sicuramente riferito alla qualità della vita, in quanto i pazienti, resi più attivi e più inclini all'attesa di un'esperienza piacevole e soddisfacente, si sono dimostrati più tranquilli nell'ambito familiare.

 

La maggiore soddisfazione nel lavorare con questo tipo di pazienti sta nel poter veificare e confermare che le motivazioni affettive conducono a risultati valutabili secondo i canoni dell'osservazione scientifica.

 

Sono le lacrime

che velano le parole:

 

"...dopo anni

ho scoperto mio padre

ancora come una persona!"

 

(sono parole della figlia di un paziente di Alzheimer che ha lavorato con Biodanza)

 

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